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MarioPesceafore
Arte Ribelle
 
 
 
 
           
       

SCENARIO CREATIVO


Pesce in faccia alle censure di Flash art Rubrica di Pablo Echaurren:

RICEVO DA KETTY3000@LIBERO.IT e pubblico la seguente missiva accusativa,
come una qualunque Donna Letizia, una Penna intinta nella Mestizia, una
Velina della Dovizia, una Novizia della Notizia, indirizzata a «Flash
Art», magazine lider nel mondo lader dell’arte. «Direttore Politi, con
rammarico ho constatato che la mia richiesta di delucidazioni sul perché
Mario Pesce a Fore fosse stato omesso dalla Top 100 della sua rivista è
stata assolutamente ignorata, mi aspettavo da parte sua un poco più
d'educazione, magari anche una risposta polemica, acida, critica, le
critiche, per quanto feroci, sono sempre costruttive e migliorano..,
invece, non solo ha fatto finta di niente cestinando la mia lettera, ma mi
ha poi risposto in maniera trasversale dalle pagine della sua rubrica
lettere al direttore: ‘Non abbiamo depennato nessuno, salvo uno o due
buontemponi con pseudonimi carnascialeschi’. Francamente non mi aspettavo
da parte sua una tale mancanza di stile, dal punto di vista dell'immagine
degrada la sua creatura, ne perde di credibilità... poi, cosa starebbe a
significare? Abbiamo depennato solo chi lo meritava? E in conformità a
quale principio? Non si parlava di dittatura dello spettatore? Lo
spettatore sarà libero di votare quello che preferisce? Tra l'altro, come
può definire carnascialesco il mio lavoro? È un lavoro fatto di gran
sacrificio e passa anche per quello pseudonimo. Gradirei da parte sua
quantomeno un poco di rispetto in più per chi non è sintonizzato sulla sua
stessa frequenza d'onda. La saluto con la nuova preghiera che lei riesca a
giustificarmi validamente l'episodio, piuttosto che riconfermarlo con
arroganza di traverso, ripeto, sono proprio curioso di sapere uno
pseudonimo carnevalesco che attentato potesse costituire alla sua
preziosissima Top 100.Napoli, Luglio 2003. Con stima Domenico Di
Caterino».Di Caterino, presidente dell’Associazione Culturale M.P.A.F.
[Mario Pesce a Fore, l'associazione nata nel 1997 con lo scopo prioritario
di cercare una via di comunicazione altra possibile e egocompatibile, al
di fuori delle logiche convenzionali del sistema dell'arte, una sorta di
antiambiente, di antisalotto, di complotto contro le logiche di mercato],
allude a brogli, a inghippi, a scogli della vita contro cui la barca
dell’amore s’infrange [Majakovskij]. Sostiene che la M.P.A.F. è stata
deliberatamente cassata dalla Top 100 essendo a conoscenza del fatto che
in molti, tra Napoli e la Sardegna, le hanno dato la volata, l’hanno
indicata come meritevole di menzione, insomma l’hanno regolarmente votata.
Ma di tale votazione non c’è traccia nella lista stilata e pubblicata da
Flash Art.Di Caterino, dunque, chiede spiegazioni, pretende delucidazioni,
esige chiarificazioni sull’episodio, paventando un voto negato, una
democrazia fallata, una top pilotata e si domanda «quale fastidio potesse
darle il mio eteronomo collettivo, visto che quella classifica è un
assoluto calderone dove c'è di tutto e di più».Lo so bene che c’è di tutto
e di più, ci sono perfino io, io Pablo.Peggio di così...

“La performance affronta in modo esplicito il tema della contraddizione
tra arte e realtà. L'atto di mimare la violenza delle immagini che
giornalmente compaiono sulle pagine dei giornali o occupano lo schermo
televisivo non è certo guidato dalla volontà di rappresentare la realtà ma
piuttosto rende paradossalmente ancora più eclatante "l'asocialità" del
gesto artistico. La banda d'artisti, occupa lo spazio esterno della
Casina, poi irrompe tra il pubblico per compiere una rapina. L'azione
corale di forte impatto emotivo diventa metafora del conflitto tra l'atto
creativo e la realtà mai sanabile in modo assoluto, capace tuttavia di
interrogare ogni volta il senso nel suo divenire” MariaRosa Sossai, da
"Melting pot" di Maggio 1998.



"Domenico Di Caterino, con il suo "Nevrotico mediterraneo" è in rapporto
viscerale con la materia tufacea tipica della Campania felix. Recupera
quel senso d'arcaico alla propria fantasia per realizzare un pensiero
personale; il plasmare un'essenza plastica, che cede facilmente al volere
dell'artista, permette di ripercorrere la storia umana alla ricerca
d'antiche nuove emozioni. I personaggi, sospesi tra l'umana condizione e
l'austero aspetto, fanno affiorare intense visioni di una sobrietà
strutturale a placare strane sensazioni immerse nel silenzio, dalle quali
i caratteri distintivi della civiltà mediterranea si evolvono in spazi
scanditi dai ritmi consueti del linguaggio in intense correlazioni
compositive dal segno semplice, ma affollato di nevrotiche intrusioni
contemporanee” Carlo Roberto Sciascia (Dal catalogo di “Un buco
nell’arte”, 2000.).

  “UN OCEANO PER DELIRARE”- Mario Pesce è il nome di un sessantenne che
vive a Margellina e sguazza nel mare. Ma è anche il nome di un
collettivo napoletano che s’interroga su cosa significhi fare arte e
spara a zero sugli aspiranti al “posto al sole”. “Tu artista
all’estrogeno ingrassato all’ombra della nomenclatura cattofascista.
Rintanato nel fondo dell’aula accademica, a perforare l’ano del
discepolo, con la promessa di una mostra. Tu sepolcro di noia,
pozzanghera d’Aids e di denaro riciclato. Io terrorista visivo trarrò le
costole dal tuo petto e con il colore del tuo sangue farò la mia opera”.
Così ci s’incazza! Così si agita la ramazza per fare piazza pulita dei
tanti aspiranti a ritagliarsi un posticino al sole, a istallare per
strada la propria montagna di sale (do you remember Mimmo Paladino?), a
ottenere una sala personale alla prossima Biennale, Triennale o
Quadriennale che dir si voglia. Questi di Mario Pesce a Fore sono dei
duri, dei puri, non te la mandano a dire ma vanno giù decisi come
siluri. “L’arte è una faccenda scomoda, è scomoda per l’artista
napoletano che s’interroga su cosa significhi fare arte e spara a zero
sugli aspiranti al “posto al sole”. “L’arte è una faccenda scomoda, è
scomoda per l’artista stesso. Il massimo desiderio di alcuni artisti
nostrani è quello di vivere senza fastidi, il migliore consiglio per
loro è quello di tenere l’arte lontano dal proprio quotidiano.” Mario
Pesce a Fore è un collettivo lavorativo, è un’unità creativa nata per
interrogarsi (e rispondersi?) sulla funzione del fare arte in questo
lurido sistema sociale, burocrate ed individualista, basato sul cercare
a tutti i costi di diventare il primo della lista, di essere insomma
colui che si distingue nelle quotazioni d’asta, che ha le mani in pasta,
che si mostra devoto di Sotheby e del corpus Christie’s. In un tal stato
di cose penose e pelose, Mario Pesce a Fore afferma che è idiota,
demente, delinquente, sostenere che l’arte debba rimanere apolitica,
vivacchiare in una sua cornice dorata che le conferisce quell’aura
mitica, quel certo non so che, specie dopo di ciò che è successo a
Genova. “L’arte è la vita, non può rimanere a guardare tacita ed
indifferente quello che Berlusconi chiama un piccolo inconveniente
(Carlo Giuliani), senza urlare la propria rabbia, lo sdegno, lo schifo.”
E’ partendo da queste premesse tutt’altro che lesse che Mario Pesce a
Fore urla, strepita, scalpita, dipinge, gira video (Do you play with
me?), collaggia, oltraggia, vilipende, sorprende, non demorde, si
confonde nei cortei, lancia anatemi, apre cantieri. Mario Pesce a Fore è
un gioco di parole, potrebbe volere dire: nome Mario, cognome Pesce,
residente a Fore, terra di giustizia e libertà artistica. Oppure sta
per: Mario Pesce è fuori di testa, ma anche Mario col pesce di fora in
perenne stato d’erezione da creazione. Un uccellino mi dice che, in
effetti, un Mario Pesce’a fore esiste veramente, si tratta di un tale,
più che sessantenne, che ogni giorno, dimesso il camice d’infermiere
prima di tornare a casa dalla mogliera, si fa un lungo bagno nudo a
Mergellina, quattro chilometri a nuoto. Non facciamogli del male, non
neghiamogli l’accesso al mare, non togliamoli l’acqua ai vario Mario
Pesce, lasciamoli sguazzare liberamente, inguacchiare, decorare,
spalmare il reale con il loro delirare. Delirare, letteralmente,
significa: uscire dal solco e noi nel solco, nel talco, nella bambagia
barbogia non ci vogliamo stare ad ammuffire.  (Pablo Echaurren, da Carta
n.5, 2003).

“Tra i partecipanti alla mostra si è distinto per la sua innovata unicità,
il gruppo d'artisti "M.P.A.F."…un solo denominatore li accomuna: la voglia
di riscattare l'immagine dell'artista contemporaneo, ormai nero emarginato
sociale. Il mercato dell'arte, prostrato dal consumismo più spietato, è
messo in discussione da quest'autonomo gruppo di ragazzi senza fili di
padrone che, con numerose iniziative indipendenti, cerca di restituire una
più elevata ed adeguata identità sociale alla figura dell'artista …”
Barbara Pelosi, "LA VERITA' DI Napoli”, del 5 –6-00.

“Definiti con intensa carica espressiva, i nevrotici autoritratti di
Domenico Di Caterino, nella loro apparente ingenuità, occultano un
urlosoffocato di dolore, riflesso di profondi disagi esistenziali. La
protestadel portavoce del movimento estetico Mario Pesce a Fore
incarnaprimitivismo, sintesi ed accensioni cromatiche proprie del
movimento della Brùcke, atti ad esorcizzare travagli interiori, e che ben
s’accompagnano all’indagine sulla funzione sociale dell’artista d’oggi al
quale l’artista cerca di restituire un’adeguata identità.” Roberta Vanali
(2003).

     “Dalla pittura di Domenico Di Caterino emerge la memoria del tempo,
con isuoi profondi valori antropologici, bruschi ed instancabili.
Pone lospettatore dinanzi immagini inquiete dai movimenti snervati
dall'organica e magmatica materia segnica, la quale si spezza e
aggrega; scopre ericopre rasentando un vivo moto di repulsione fisica
e morale. Il profondo disagio umano, il dolore della perdizione, la
coscienza di un destinosfocato e sofferente attanagliato dal profondo
mistero dell'esistenza,questo traspare nella sua opera. I personaggi
(una sorta di proliferarsid'angoscioso autoritratto), sembrano quasi
tutti guardarsi allo specchio,soffrendo di una scomposta, malata e
delirante metamorfosi; avvelenati,intorpiditi; annegati nel fango di
un decomposto spazio-non spazio doveanche il sollievo del grido
soffoca”. Gennaro Cilento (da Flash Art, Agosto-Settembre 2004).

da Exib Art del  4 Novembre 2002
L'Associazione Culturale Mario Pesce a Fore è entusiasta dell'iniziativa,
da sempre contro il sistema dell'arte e gli AGM (Artisti Geneticamente
Modificati) del mercato artistico globale, mercato che in realtà è un
elitario pseudo artigianato d'avanguardia decaduta. Troviamo assolutamente
giusto che oggi l'artista s'interroghi sul senso sociale del fare arte per
non prostrarsi ad un mercato globale dell'arte che lo relega a zerbino
concettuale schiavo delle mode e delle tendenze decretate da quelle non
più di duecento persone che decidono cosa sia arte oggi e cosa no. Siamo
per una arte biologica, non più schiava di giochi politici di curatori
avidi di potere culturale che selezionano artisti aderenti alle loro idee
concettuali che poi consegnano in clichè alla Storia dell'Arte, creando
così gravi omissioni e falsi storici, per esempio A.B.O. che propone come
Transavanguardisti per il mercato elitario globale solo i suoi cinque
pupilli quando negli anni Ottanta dipingevano come loro in Italia migliaia
di persone, o come Bonami che ex pittore da curatore per la prossima
Biennale di Venezia decreta la neo morte della pittura. Siamo per una
ridistribuzione equa del valore dell'arte contemporanea, perchè tutti
abbiano la dignità sociale dell'essere pittore, scultore ecc., releghiamo
Paladino e c. ad artigiani, perchè è quello che sono, onesti pittori come
tant'altri, proclamiamo l'indipendenza dell'arte dal mercato globale e per
questo cantiamo l'arte di retroguardia, quella dei pittori senza prezzo
che non si sottomettono alle leggi del curatore d'arte e rifiutano i
festivalbar dell'arte, siamo tutti pittori, tutti scultori, tutti
decoratori, tutti performer, ridisegniamo le valutazioni di mercato.
Aderiamo a tutti i punti del Domani-festo perchè li condividiamo tutti,
purtroppo non potremmo essere a Firenze (per il Social Forum ndr) perché
al momento per motivi di lavoro, visto che d'arte non si può vivere senza
passare per gallerie o riviste-logo, siamo disseminati nel continente, ci
rendiamo però disponibili per qualsiasi tipo d'iniziativa futura. Una idea
comunque ve la proponiamo, perchè non presentarsi tutti in passamontagna
armati solo delle proprie opere simulando una vera e propria marcia di
zapatismo estetico per salvaguardare gli ideali alti del fare artistico?
ASSOCIAZIONE CULTURALE MARIO PESCE A FORE - NAPOLI



La centralità dell’arte e l’interesse fondante per il progetto inteso come
 possibilità accomunano, si licet parva componere cum magnis,
l’esperienza intellettuale di Heidegger e quella pluridimensionale,
se non metadimensionale di “Pesce a Fore”.
Quest’ultimo è un progetto oltrepassante la medesima categoria
heideggeriana, da intendersi come mera deiezione.
Ciò accade perché si attua il rovesciamento del decadimento
ontico del Da-sein a nihil, proprio per il tramite dell’esperienza
artistica, che già in Heidegger era un centro per l’aletheia dell’essere.
 Il superamento del nichilismo progettuale da parte dell’Io,
in conflitto con una realtà altra e apparentemente onnipotente,
 si attua nella sfera sociale dell’oltrepassamento della riduzione
delle oggettivazioni umane a mera res.
 E come nel Lavoro di Dioniso di Negri e Hardt, la liberazione
avviene andando oltre, o forse obliterando, la koinè tra
potere economico-politico ed autoritarismo dell’industria culturale,
che decreta, pre-giudicando, cos’è arte e cosa non lo è in
base alla sfera quantitativa della produzione editoriale
 degli esperti di turno.
La pregnanza semantica del messaggio di “Pesce a Fora”,
 affiora già nella scelta del logo artistico e si presenta nelle
vesti di una duplicità interpretativa, lasciata alla sfera
dell’aisthesis dello spettatore, talvolta-dentr’egli-
stesso-l’opera-d’arte. Da un lato Fora può essere una
località immaginifica, un costrutto intellettuale proiettato
 fisicamente verso una realtà altra, configuratesi sotto
la categoria adorniana della promessa di felicità.
Infatti, “Pesce a Fore” è la ricerca di un altrove sociale
liberato, inattuabile nella sua interezza nel presente storico,
ma contemporaneamente da considerare sia come un
messaggio nella bottiglia, sia come una denuncia contro
 l’inadeguatezza del nostro quotidiano co-esistere.
 È un progetto serio un’utopia che si contrappone
al significato comune del vocabolo, i.e. vano inutile irrealizzabile,
per rilanciare quello proprio della secolare tradizione della
letteratura utopica, che si estrinseca nella sua duplice
accezione semantica di u-topos e eu-topos.
La ricerca dello straniamento, attuata attraverso
l’accostamento della lucidità del dialogo razionale al
disorientamento visivo dell’indecifrabilità dell’immagine,
 lungi dall’essere una prosecuzione di quello indotto dalla
 benettoniana fagocitazione del messaggio critico
all’interno del messaggio commerciale, rivela una parentela
con l’effetto surreale magrittiano e con la concezione
dell’arte negativa adorniana. Con Magritte si condivide
l’anelito verso una ragione altra che si contrappone alla
 ragione iniqua che genera guerre, con Adorno il ruolo
 dell’arte che rifiutandosi al piacere estetico, ha il ruolo
di svelare le contraddizioni di una realtà falsamente
conciliata all’insegna della ratio strumentale.
Con Pesce a Fore il prodotto artistico coniuga teoria
e prassi, pensiero e azione e le azioni artistiche colgono
nel segno come una profezia che si auto-avvera.
In tal senso, l’opinione pubblica ufficiale reagisce
attraverso la stampa confermando antiteticamente
 la weltanshaung di Pesce a Fora, per cui la sua
violenta negazione si ribalta in una limpida
 consacrazione autodenigrante per chi, per il
tramite dell’esperienza dell’arte pensata, scorge
una possibilità al di la delle fauci del mondo amministrato.
Achille Bonito Oliva  (da "Art Rades", 2004)




PIAZZA BELLINI: QUADRI EROTICI TRA GLI SCAVI-
Una domenica di Novembre in Piazza Bellini: turisti (pochi), fumatori
(molti) e opere d'arte (una).
Molto probabilmente abusiva, di sicuro discutibile.
Il misterioso quadro apparso ieri tra le mura greche dell'ex salotto
culturale mostra infatti un uomo nudo intento a masturbarsi.
(Da City Naples del 7-11-2006)

I tratti nevrotici di Domenico Di Caterino, definiti con intensa carica
espressiva nella loro apparente ingenuità, occultano un urlo soffocato di
dolore che è riflesso di profondi disagi esistenziali. La protesta incarna
una sorta di primitivismo, sintesi ed accensioni cromatiche atte ad
esorcizzare i travagli interiori che ben s'accompagnano all'indagine sulla
funzione sociale dell'artista d'oggi, al quale Domenico cerca di
restituire un'adeguata identità. Per sfuggire quindi dalle maglie del
sistema, Domenico intraprende il suo folle progetto artistico:
autoinflazionarsi regalando le sue opere a chiunque ne faccia richiesta.
Il gesto di donare le sue opere mira alla svalutazione economica del suo
lavoro per sviluppare autonomamente la propria ricerca artistica con
libertà creativa e dignità. Per volere dell'artista quindi, le opere
esposte verranno donate a chiunque le richieda al termine della mostra.
Domenico Di Caterino è dal 1997 il portavoce della posse d'artisti Mario
Pesce a Fore, nata per contestare il nuovo ordine globale dell'arte
dell'impero transnazionale e neoliberista. Attualmente sembra che si
nasconda in Sardegna dove è in perenne guerriglia di comunicazione
artistica contro il sistema.
L'arte contro il sistema- Domenico Di Caterino.
Festa di Liberazione-Torre Boldone (BG), 2006.



Il sonno della Regione genera mostri, da Carta n.13, 2005.
rubrica di Pablo Echaurren www. pabloechaurren.com
Seguendo quel filo rosso ispirato alla impar condicio che con-duce ai folk
show, ai vari Porta a Porta, Porta a Sòreta, Punto e a Kapò, alle Tribune
Tele Elettorali in cui i partecipanti si gonfiano i pettorali coi loro
slogan che slogan la mandibola dagli sbadigli, seguendo questo preciso
percorso ho deciso di dare la parola [anche se sfortunatamente fuori tempo
massimo a causa di un disguido] ai candidati più indicati secondo me.
Unilateralmente, senza lasciare spazio agli altri contendenti che spero si
spezzino i denti nel cercare di addentare la scheda fuggitiva. E che, nel
caso la recuperassero per il rotto della cuffia, gli vada almeno per
traverso.Io, che pure non vo a votare da saecula saeculorum, inviterei a
barrare nel Lazzio per Marrazzo [se vince lui, automaticamente passa anche
la nostra Anna Pizzo] e per la Campania il rappresentante del
Mario-Pesce-a-Fore Project che da semper combatte contro lo strapotere dei
Benito Ulivo che a Napoli fanno il bello e il kattivo tempo nel kampo
dell’arte. Che gli prendesse un krampo.
Il sonno della Regione genera mostre. Questo è un dato assodato un po’
dappertutto dove il fatto grave non è tanto che si siano costruite delle
cattedrali nel deserto quanto piuttosto che sia stato portato il deserto
nelle cattedrali.
Qui a Roma, per esempio, passato il giorno dell’inaugurazione che si porta
appresso tutto il solito codazzo di collasboratori, di addetti ai favori,
di scodinzolatori professionali, se ti rechi al Maxxi e/o al Macro – le
due mega strutture per l’arte contemporanea – non ci trovi mai un cazzo di
nessuno. Solo luoghi morti. Orti conclusi per non viventi. Il paradiso dei
Danilo Eccher, dei Giacinto Di Pietrantonio, dei Valerio Dehò, dei Luciano
Caramel, dei Marco Tonelli, dei Come-si-chiama Verzotti. Dei pisciasotto
che riproducono all’infinito lo stesso schema espositivo.
Il Pesce a Fore è un collettivo creativo [ne abbiamo ampliamente parlato
in passato] che sogna di cambiare l'attuale sistema dell'arte
diktatoriale. Un sistema di spARTIzione che risulta fortemente kastrante e
frustrante per chi non riesce a adattarsi alla merda imperante o per chi
intende farsi adottare e imboccare. Per snobismo, per orgoglio, per non
volere leccare. Non importa per quale ragione.
Le strategie di resistenza sono molteplici. Tra queste, Mario-Pesce-a-Fore
ne ha indicata al momento una. Prioritaria. Votare Antonio Milanese,
artista in lista, altrimenti noto come Comandante Polvere. Polvere eravamo
e Polvere torneremo.Tremila voti per far giungere l’urlo - non quello di
Munch, che appena mette fuori la testa se lo fregano - degli artisti
napulitani, l’urlo dei graffitari, degli smadonnari, dei che si sono rotti
dei pataccari internazionali nominati dall’amministrazione pubblica per
infiocchettare le piazze con opere provenienti dai soliti circuiti
dell’Auction painting, con opere globalizzate da un mercato gonfiato,
monoteistico, monopolistico. Monotono.
Viva le arti mancanti. Le arti fantasma che, come l’arto amputato, fanno
sentire al resto del corpo vivente la loro perdurante e perturbante
presenza.




"Importante: Con questa corrispondenza consideriamo chiusa la
collaborazione di Domenico Di Caterino.
Riteniamo che a distanza di un anno la sua rubrica, dopo un inizio anche
divertente, si sia trasformata in una sorta di parodia boccaccesca.
Circa un anno fa abbiamo invitato a collaborare Domenico Di Caterino,
artista dilettante e soprattutto "disobbediente" incuriositi dalle sue
esternazioni e da una sua apparente rabbia da black bloc nei confronti del
sistema dell'arte.
Purtroppo la rabbia del disobbediente Di Caterino si è rivelata solo
un'attitudine al protagonismo da Rione Sanità che Flash Art non può
avallare.
Dunque sospendiamo la sua rubrica, diciamo per manifesta inconsistenza,
augurandoci di riprenderla quando il nostro interlocutore avrà dato sfogo
ai suoi giochi autoerotici ed avrà veramente qualcosa di più trasgressivo
da comunicare".
Giancarlo Politi, da Flash Art di Dicembre Gennaio, pagina 57.



"Rivendico l'abbandono delle mie opere nei vicoli del centro storico di
Napoli per denunciare la condizione di artista scartato di produzione"
Mimmo, da "Il Napoli", 30-12-06, p.11


L'arte è un processo comunicativo socialmente condiviso, non una
imposizione privata per mezzo di museali metropolitane obbligatorie".
Mimmo artista scartato, da "Il Napoli", 31-12-2006, P.11



Da "Il Napoli" del 2-1-2007, p.11
"Esiste uno spazio veramente pubblico per la libera ricerca artistica
contemporanea a Napoli?
Speriamo nel 2007".
Mimmo, un artista dilettante.


Con quale criterio vengono selezionati gli artisti che approdano in spazi
espositivi pubblici come il Pan? Praticamente è uno spazio privato?"

Mimmo il candido, da "Il Napoli" del 5-1-7, p.11




Domenico Di Caterino Acrostico
Dinamica
Onda
Muove
Espandendosi
Nell’
Impeto
Creativo
Origina

Decisi
Idiomi

Colorati
Avvitando
Tratti
Esemplari
Raccolti
In
Nodi
Onirici

Nunzia Cosenza.


UN PITTORE DISOBBEDIENTE- in mostra le opere di Domenico Di Caterino.
S'intitola provocatoriamente Fuori galera/ria la personale di Domenico
Di Caterino (in arte Mario Pisci a Forasa) che sarà inaugurata stasera
 presso il Laboratorio di via dei Pisani: il percorso espositivo esemplifica
il lavoro dell'eclettico, dilettante e disobbediente pittore partenopeo. Ingresso libero.
(da Il giornale di Sardegna del 15-2-2007, p.45). 


Da "Flash Art" di Febbraio Marzo:


ARTISTA PER CUCCARE?

"....questo narcisista leader disubbidiente,
no global e precario
(non precario come no global ma come docente) che per “cuccare”
cerca di fare l’artista?
Cara Claudia, sono passati i tempi in cui si mostravano
la collezione di farfalle o di figurine
per impressionare le sartine o le compagne di classe. Ora per portare a letto una ragazza meglio dipingere
alla Di Caterino (guardare per credere).
......se vuoi leggere le esternazioni logorroiche
del tuo DiCaterino basta cliccare sui portali
pseudopolitici o periferici dell’arte: ne sono pieni.
O farsi
inviare da lui, che vive solo per questo,
le sue esternazioni quotidiane. Allorché il tuo Di Caterino aveva la sua rubrica
su Flash Art sai quante lettere ci inviava per ogni numero? Almeno dieci, unitamente ad altrettente
sue foto personali, sexy, abbronzato, scamiciato.
Precario, disubbidiente e no global sì, ma narcisista pure.
Giancarlo Politi
DIRITTO AL SUCCESSO?
........ dilettante è colui che si diletta di
una cosa ma anche colui che non riesce, suo malgrado a superare
i limiti formali del diletto.
E il tuo Di Caterino è uno di questi. Ma se io rispetto
i dilettanti, perché si realizzano entro
i propri limiti e le proprie aspirazioni, il nostro
Di Caterino, pur essendo totalmente incapace, pretende come diritto di entrare nel
sistema dell’arte, di esporre, di vendere,
di avere visibilità, senza avere alcuna qualità, senza d
over superare filtri selettivi.
Ritiene debba essere un suo diritto
partecipare alle grandi mostre nazionali e internazionali,
solo per il fatto che dipinge e produce
opere come quella pubblicata. Ritiene che qualsiasi dilettante,
come o peggio di lui, abbia diritto alla visibilità e al successo.
Reclama e proclama di voler attuare la democrazia
in arte, dove tutti debbano essere invitati alla Biennale di Venezia nello stesso modo in cui è
diventato insegnante (anche se precario) senza avere alcun merito.
Ma io vorrei sapere in quale scuola insegna
arte questo Domenico Di Caterino. Chi ne è a conoscenza potrebbe segnalarmelo?
Vorrei parlare con il Direttore e c
hiedergli quali
sono i meccanismi e gli eventuali esami che
permettono a una persona senza alcuna preparazione o qualità, ma ricca solo di presunzione
e di arroganza pericolosa, di diventare docenti
di arte o di qualsiasi altra cosa.
Sono tutti così i precari?
Cosa può insegnare (a meno che non sia docente di educazione fisica) questo Di Caterino?
Quanti Di Caterino insegnano nelle scuole italiane? Chissà quanta scuola italiana,
senza alcuna selezione qualitativa, è nelle mani di questi “disobbedienti” senza qualità?
Qualcuno potrebbe dirmelo? Grazie




Giancarlo Politi

"Alle ore undici di Venerdi santo, gli artisti scartati di produzione  invocheranno
 Santa Barbara a P.zza Bellini a Napoli. Artista dilettante".
  da "Il Napoli" del 6-4-2007, p.11  


"Chi è l'autore dell'opera abbandonata a P.zza Bellini? Niente da invidiare ad
i migliori pezzi di Francesco Clemente, mi chiedo la quotazione...."
Mimmone, da "Il Napoli" del 7-4-2007, p.11

 
20 agosto 2007

Io, il calvo e la polvere di stelle milanese...

 

Comunicato a tutti i portaborse dell'Impero:

Ma chi cazzo è questo Mimmo Di Canterino, Caterina, Caterino, Di Catrino, Di Caterino o come cazzo si chiama?
 Chi è questo psicopatico, disadattato, alienato ed alienante che si accoppia senza accopparsi con falsi e blasfemi miti imposti?
 Chi è questo folle che defenestra sante dalle supposte, blasfeme, irriverenti ed indotte verità dal ritmo vaginale e mai verginale?
Chi è?
Che faccia ha?
 Che pettinatura ha?
Come veste?
Ha o non ha una compagna?
 Come mai tutti conoscono il suo lavoro nonostante non abbia mai fatto una biennale o una fiera d'arte contemporanea?
 Dove trova la forza per non piegarsi all'impero flashartiano?
 Perché sogna il crollo del sistema facendoselo in mano?
Sicuramente non è un uomo dolce.
 Quanti sono gli artisti sfigati raggruppati intorno a questo Caterino, Caterina, Di Canterino, Di Canterina, Di Caterino o come cazzo si chiama?
 Come è che i Di Caterino sembra si stiano moltiplicando a vista d'occhio?
 Da dove gli arriva l'energia per criticare ferocemente e quotidianamente il magico sistema dei balocchi gestito dai balordi dell'arte?
 Chi si nasconde dietro questo Mimmo Canarino, Cantarino, Carino, Di Cerino, Di Caterino, ma come cazzo si chiama?
 Lo cerco e lo tento ma non lo trovo, lo chiamo e non mi risponde.
Quanti Pc ha?
 Quanti cellulari ha?
 Chi frequenta?
Qual'è la sua sessualità?
 Bisogna individuarlo, localizzarlo, tagliarli il cranio è mostrarla ed ostentarla al suo popolo.
 Dobbiamo fare arrivare a chi lo segue e chi lo legge il messaggio che il suo atteggiamento di disobbedienza non paga.
Deve fare la fine dei ribelli come lui, di Tommaso Aniello e di Santa Barbara.
 I ribelli, i disobbedienti, gli outsider non possono e non devono credere che un altro sistema dell'arte sia possibile, non devono neanche utopicamente sognarlo.
 Acciuffatemi lo stronzo, toglieteli la parola, tagliateli le mani, impeditegli di avvicinarsi ad un pc, decapitatelo in piazza mercato con il suo cazzo in bocca e pubblicate la sua testa mozzata e finalmente muta e doma sulla copertina di Flash Art International.
 Nessuno e dico nessuno deve trovare la forza di alzare gli scudi critici contro il nostro funzionale sistema, l'unico artista buono deve restare un artista morto.
 Voglio quel verme schifoso, voglio castrarlo e fargli passare la voglia di scopare e fottere, voglio ficcargli il suo cazzo in bocca, mozzargli la testa e farlo tacere una volta e per sempre.
 Dobbiamo dimostrare a tutti che in questo sistema gli unici soggetti che contano sono quelli giuridici, confermare a tutti che corporation, sette massoniche e soggetti ed associazioni giuridiche valgono molto di più che i diritti ed i sogni delle persone fisiche.
 Voglio la testa di questo stronzo e saccente di un Canterino, Catarone, Caterino, Di Caterino, ma come cazzo si chiama?
Voglio la sua pelle senza valore, quale valore può avere la vita di un individuo blatta e ratto che sì bagna quotidianamente nelle inquinate acque di Mergellina?
 Quanto varrà la vita di un irriverente che gioca con il fuoco e dissacra santi e sante imposti che dovrebbero proteggerlo dal fuoco? 
 Sopprimete l'anima di questo bestiale animale sofferente e soffocate il suo urlo di dolore.
 Facciamo finire agli artisti d'illudersi che per loro sia possibile parlare.
 Dissolvete questa scorreggia sistemica sganciata nel macrocosmo dell'arte non si sa bene da chi o da cosa, non voglio più sentire il suo tanfo.

Giancalvo di Borbone.

 

 


Comunicato del Comandante Polvere:
Dal Panico (PAN) al MADRE al barcaiolo dell'inferno Caronte.

 

Amici di Equilibri (Arte & Politica), caro Pongo.

Dopo una fugace visita al Pan con il Di Caterino ed in un secondo

momento con il Siculo Marco Rallo, constato che un tale uso degli spazi

artistici del Sistema dell'Arte, porta a percorrere nella trappola del Sistema/

Arte molti artisti, i quali sono coscienti di sottomettere il loro pensiero in una

armonia priva di definizione.

In questo modo mettono a rischio anche la propria vita ma in interazione l'uno con l'altra. Le due artiste Liesbeth e Angélique che operano sotto il nome L.A.Raeven,  indagano sull'incisività dei media e sul marketing della cultura del consumismo, sia con il video che nel quotidiano.

 Queste artiste, utilizzano i loro corpi, mercificandoli e portandoli al limite estremo di resistenza, mettendo in atto una denuncia contro le immagini idealizzanti e strumentali di una società irrazionale, piena di falsi valori. Queste ragazze, sono le cavie e saranno le vittime con molti altri, del diabolico gioco del sistema dell'arte delle multinazionali, dei Signori dai colletti bianchi. Chi è il mandante scientifico/occulto ? Chi sono le nuove SS del Sistema dell'Arte? Chi sono i carnefici di queste due artiste?

Bisogna chiedere ai colletti bianchi quale sarà in futuro, il prezzo che la società dovrà pagare.

Quali saranno i limiti di questo dominio sul sapere, perché cancellare gli spazi del pensiero.

Ci troviamo di fronte ad un problema molto grave, queste GALLERIE/GALERE,

questi PAN, queste MADRI saranno i nuovi CAMPI DI STERMINIO per artisti/e.

Mi chiedo: quando, questo forum Arte & Politica riuscirà in modo clamoroso a trovare

un modo per denunciare le TEORIE ARTISTICHE SANGUINARIE del Sistema dominante

dell'Arte?; troverà i mezzi o progetti per lottare contro questa Gestione Intellettuale, Ideologica e Criminale del Reale?  Il demone del sistema dell'arte diventa sempre di più una figura ideale da imitare, perché possiede capacità e previsioni aggiornate, sempre più scientifiche per manipolare e modellare l'eros-creativo-deviante degli artisti/e, per condurli verso le GALLERIE DI ANNIENTAMENTO ARTISTICO, ove l'identità sociale e ideale viene annullata. Quale critico, gallerista o direttore di rivista d'arte è responsabile dell'atto irragionevole "artistico" che sta privando della volontà di vivere a L.A. Raeven, future vittime della "felicità dell'illusione ?". A chi, vanno i proventi di questo mostruoso progetto di morte? Chi Ingrassa la coscienza, inghiottendo l'energia, la volontà e la vita degli artisti?

 

E' preferibile Pietro Manzoni quando nel 1960 scrive:

 

"Non c'è nulla da dire, c'è solo da essere, c'è solo da vivere"

 

Trad. (Meglio essere un contenitore mezzo vuoto, ma vivente.)

 

Com/te Polvere

 

Dai cunicoli di tufo del Rione Sanità 20/8/07




permalink | inviato da MarioPesceafore il 20/8/2007 alle 16:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


 

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